Il quadro impressionista comprato da Baccino



Claude Monet, Champ de coquelicots, 1881


Dipinto ad olio su tela, 58 x 79 cm

L’americana, come la chiamavano a Cairo, era C.P.E. Larghero, ma questo lo seppi solo dopo aver chiesto al direttore del Boijmans Van Beuningen Museum di Rotterdam di poter guardare dietro il quadro.

Vi fu un piccolo equivoco quando alla reception chiesi se potevo parlare con il direttore. Siccome di direttori al museo ce ne sono parecchi, la signorina mi chiese se desideravo parlare con il “director Ex”. Risposi ridendo che volevo il direttore attuale non un “ex”. La signorina ridendo anche lei e arrossendo mi rispose, con molta grazia e dolcezza, che il direttore attuale si chiamava proprio Ex, Sjarel. Arrossii anch’io e attesi di potergli parlare, fischiettando in sordina.

Il direttore ricopriva quella carica da solo un mese, ma si vedeva che era a suo agio: mi accompagnò verso l’atrio e mi fece toccare gli enormi pannelli video fatti collocare da lui, dove si doveva proprio toccare gli schermi per giare le pagine, spostare le icone, scegliere le informazioni e vedere le sale in grandi foto. Poi mi offrì un aperitivo al bar dell’ingresso e mentre sorseggiavamo un’acqua tonica con limone, mi disse che era stato nominato nel suo nuovo incarico dal sindaco e dagli assessori del comune di Rotterdam.

Gli raccontai un poco della mia ricerca in Italia, di un amico al MoMA di New York con cui avevamo scambiato corrispondenza e a cui avevo mandato miei lavori, ma mi fermai prima di arrivare alla speciale richiesta. Più tardi, quando mi mostrò le opere dissacranti e intelligenti di Marcel Duchamp esposte al primo piano, con libri vecchi e copertine nei quadri storici, oltre alle particolari sculture dell’avanguardia francese, gli confessai che mi piaceva guardare cosa c’era dietro e anche lui fu d’accordo che guardare dietro fa parte della disamina di un’opera d’arte. Allora gli raccontai il resto della storia cairese-ligure che lo interessò molto. “Ecco dove volevi guardare Bruno” disse ridendo il simpatico direttore Ex “dietro i quadri di Monet!” Mi dichiarò che questa richiesta inusuale di un visitatore dove essere sottoposta alla commissione di gestione o qualcosa del genere, comunque pianificata per tempo.

Poi, vedendo la mia rilassata attesa e la mia disarmante fiducia nella sua capacità di fare anche l’impossibile, chiamò due tecnici del laboratorio restauri e chiese di portargli il quadro di Monet. Li accompagnammo mentre spingevano un carrello con un grosso contenitore chiuso e aspettammo in una stanzetta vicina che arrivasse l’opera di Claude Monet che aveva acquistato Luigi Baccino nel 1884 a Bordighera.
Il quadro dei campi di papaveri era proprio quello che cercavo; fu molto entusiasmante ed emozionante guardarlo così da vicino e chiedere di girarlo per ispezionare il retro dell’opera. Era chiuso dietro da un cartone molto vecchio che fu tolto con molta cautela e con un piccolo aspiratore portatile il tecnico più giovane aspirò la polvere e i frammenti di cartone mentre il più anziano eseguiva la delicata operazione. Poi vedemmo finalmente il vecchio telaio e la tela scura dove il pittore aveva tracciato con il pennello la sua firma e la data: Claude Monet, 1881. Ma non vi era nient’altro.

Il direttore Ex mi guardò un po’ dispiaciuto, mentre io non avevo perso le speranze. Mi rimboccai le maniche e mentre i tecnici sorpresi volevano fermarmi, io chiusi gli occhi e passai la destra tra il bordo del telaio e la tela; avevo già trovato un plico nel quadro di Serono a Cairo e non potevo non trovare niente nel quadro di Monet a Rotterdam! Mentre invitavo l’americana a venir fuori in dialetto, pensai di citare anche i nomi in latino di Aloysius de Bazinis e di Felix Serono, oltre ad accompagnare la coraggiosa ispezione con parole di fantasia che mi ispirava il momento: “vade retro san crau, vademecum tango, vade retrum nobiscum et scendat super nos et magnam sempre!

Toccai finalmente un foglio di carta vecchia, lo estrassi tra la meraviglia dei presenti che cominciavano ad agitarsi e lo consegnai al tecnico più anziano che lo lesse con accento olandese.

(tratto dal libro "L'anno che Luigi Baccino", ed. GRIFL 2009)